Artigianato G.a.l.
Legato fino alla metà del secolo scorso alle innumerevoli necessità della vita quotidiana, l’artigianato locale è sempre stato strettamente connesso alla cultura contadina. La lavorazione del legno e del ferro battuto erano le attività più diffuse poiché fornivano gli attrezzi agricoli e gli utensili domestici.
I falegnami presenti sul territorio erano di due tipi: c’erano coloro che realizzavano le grandi opere: mobili per arredare le case (sedie, tavoli, madie, cassepanche, ecc.) e coloro che invece si occupavano degli attrezzi agricoli (la “forca” cioè l’aratro a chiodo, il giogo, la zappa, solo per citarne alcuni).
Tra i falegnami specializzati, i bottai e i costruttori di traini e calessi erano molto diffusi.
Sempre legati all’agricoltura erano i canestri, cioè delle ceste di varie dimensioni realizzate soprattutto intrecciando canne, giunchi, vimini, rami di lentisco o di perastri. Questi panieri erano realizzati per usi agricoli e per imballaggi.
Legati alla tradizione contadina erano i cannicci, sulla cui superficie si facevano essiccare i fichi.
Un altro artigianato tipico che si sta perdendo è quello legato alla lavorazione tessile.
Fino a non molti decenni fa ogni donna realizzava il proprio corredo o quello della propria figlia lavorando il tessuto al telaio. Nei secoli XVIII e XIX nel Salento la coltivazione del cotone e del lino erano abbastanza diffuse, trovando condizioni assai favorevoli nel clima caldo umido, nei terreni acquitrinosi e nell’avvicendamento dei seminativi.
Anche il ricamo era un’attività di un certo pregio soprattutto se praticata dalle suore di clausura. Usanza abbastanza diffusa fino a non molti decenni fa, era quella di ricamare degli arazzi che poi, una volta incorniciati, decoravano le pareti interne delle abitazioni.
Anche la lavorazione della ceramica, sebbene non avesse carattere di specialità nel territorio del comprensorio, se non nel XVI secolo, è sempre stata un’attività artigianale legata alla storia e alla cultura delle “Terre del Primitivo” per il grande utilizzo nella vita quotidiana. Contenitori per la cottura dei legumi (pignatte) e tegami di coccio, orci per bere il vino e l’acqua, conche per fare il bucato, i grandi contenitori per il vino erano presenti in ogni casa, dalla più grande alla più piccola, dalla più ricca alla più povera.
L’artigianato oggi presente e praticato nel territorio delle Terre del Primitivo non è più legato alle necessità della vita contadina, se non per ciò che concerne la tenacia di alcuni fabbri e cestai che seguono le tecniche tradizionali per l’ottenimento degli utensili da loro creati. L’attività artigianale oggi, nella maggior parte dei casi, sta acquisendo sempre più carattere di artigianato artistico. Si tratta comunque di forme d’arte che recuperano temi e materie prime della tradizione e per questo pregevoli.
Gli antichi mestieri, ad esempio, oggi ormai scomparsi, diventano temi prescelti di artisti locali che lavorano la cartapesta e sono molto appezzati, per la loro maestria e per il valore culturale dei soggetti utilizzati, anche fuori dai confini comunali.
Settore fiorente oggi è quello dell’edilizia. Degni di nota sono alcuni maestri artigiani, custodi delle antiche tecniche della costruzione delle volte a crociera, a stella e a botte nonché dei muretti a secco.
L’arte del restauro è l’altra attività artigianale presente oggi sul territorio. Numerose sono le botteghe, in cui vengono messi a nuovo mobili legati alla tradizione, la cui visita fornisce l’opportunità di conoscere ulteriori elementi della tradizione locale: la mattrabbanca, tavolo in legno su cui le massaie lavoravano la farina per farne la pasta o il pane; la frascera, braciere circondato da una base in legno per poggiarci i piedi, ecc.
