>> IL PAESAGGIO AGRARIO
Le Terre del Primitivo presentano un paesaggio extraurbano di una varietà fuori dal comune. Le aree incolte vengono ciclicamente ingioiellate dalle piante spontanee che crescono indisturbate, donando al paesaggio, soprattutto in primavera, colori intensi come il giallo della ginestra, il lilla della violaciocca, l’arancio della calendula, il rosso del papavero.
Le tracce dell’intervento operoso dell’uomo, che nel corso dei secoli ha cercato di rendere meno angusta e ostile la natura, sfruttandola per la propria sopravvivenza, sono visibili nella campagna in vario modo. Le aree coltivate, soprattutto a oliveto e vigneto, danno vita ad un’alternanza, simile ad una scacchiera, in grado di rompere la monotonia di chi guarda creando uno spettacolo ritmico. In primavera i mandorli, i peschi e i ciliegi in fiore donano alla campagna pennellate colorate in grado di ravvivarne i colori.
Il paesaggio agrario attuale, caratterizzato soprattutto da terreni di piccole dimensioni, è dovuto alla frammentazione della grande proprietà grazie alla diffusione di contratti come l’enfiteusi e la mezzadria a partire dagli ultimi decenni del 1800 e grazie alla riforma agraria degli anni ’50. Le aree coltivate sono geometricamente delimitate dai caratteristici muretti a secco. Utilizzando il materiale di risulta dell’opera di bonifica del terreno, il contadino, fin da tempi immemorabili, raccoglie e incastra le pietre senza l’uso di malta, con una maestria degna di grandi ingegneri. Spesso, lungo i muri a secco o in aperta campagna lungo i confini territoriali, si trovano dei monoliti in pietra tufacea di varie dimensioni detti in gergo “finete”. Questi blocchi venivano utilizzati fin dall’antichità per delimitare grandi e piccole proprietà, feudi, province, comuni. Su tali monoliti risultano a volte incisi dei segni di non facile decifrazione che in alcuni casi riportano ad antiche simbologie.
Nel territorio Terre del Primitivo sono presenti inoltre le specchie, cumuli di pietre di piccole e medie dimensioni che, secondo gli studiosi, potrebbero essere dei monumenti funerari. Si tratta di ammassi di pietre simili a collinette artificiali, di forma tondeggiante od ovale. La presenza dell’uomo nelle campagne, è testimoniata anche dalla presenza di costruzioni, utilizzate per lo più come ricovero di attrezzi o per ripararsi durante improvvisi temporali. Come spilli che creano delle impunture sul manto rosso della terra, i trulli sono molto diffusi nell’intero comprensorio Leader.
I trulli presenti nell’area, diversi da quelli della Valle d’Itria, sono in prevalenza del tipo a gradoni con volta a tholos. In pochi casi si hanno dei trulli affiancati e raramente si trovano date incise sull’architrave dell’ingresso. I trulli presenti nella zona sono stati realizzati utilizzando le pietre raccolte durante la bonifica del terreno. Il trullo a gradoni veniva costruito in due fasi. Dapprima si erigeva una costruzione troncoconica per poi rivestirla con una muratura in pietra ad anelli circolari che, salendo, si restringeva gradualmente fino a chiudersi in alto con una pietra detta “chianca”. Spesso sulla muratura esterna venivano posizionati dei massi a mo’ di scalinata. Questa serviva non solo per la manutenzione del trullo ma anche per stendere sui vari gradoni i frutti da essiccare al sole (fichi, mandorle, pomodori). All’interno, all’altezza di circa 80 cm., vi erano delle nicchie usate come dispense. Spesso nei pressi dei trulli vi era una cisterna o un pozzo e delle vasche, dette acquaroni, utilizzate per abbeverare gli animali.
Un altro patrimonio di rilevante importanza non solo architettonica ma anche storica, è rappresentato dalle numerose masserie che solo da poco tempo sono state rivalutate e ristrutturate, soprattutto per fini ricettivi o di ristorazione. Il termine masseria deriva dal latino “massa”, cioè latifondo e significa “insieme di fondi, blocco di immobili rurali”. Molte masserie sono nate su ville romane, ma nel tempo hanno subito varie trasformazioni e adattamenti. Si tratta di imponenti costruzioni rurali che spesso hanno inglobato antiche torri per la maggior parte difese da caditoie poste sulle pareti più vulnerabili. Fino a non molti decenni fa le masserie erano il fulcro delle attività economiche basate sull’agricoltura. Qui veniva allevato il bestiame, in apposite costruzioni adibite a stalla, qui si produceva il formaggio, qui si lavorava il grano raccolto, qui si produceva olio e vino in palmenti e frantoi, spesso ipogei. Le masserie erano abitate dalla famiglia dell’affittuario e solo durante l’estate dal proprietario per la villeggiatura. In particolari periodi dell’anno, legati alla raccolta del grano e delle olive e alla vendemmia, nella masseria pernottavano anche i braccianti agricoli.
