San Marzano

Indirizzo: Piazza A. Casalini, 9
Sito web: www.comunesanmarzano.ta.it
CAP: 74020
Prefisso: 099
Abitanti: 9.223

L'insediamento dei greco-albanesi in Italia va fatto risalire al XV secolo e si lega alle vicende storiche dell'Albania in quegli anni: l'eroe nazionale albanese, Giorgio Castriota Scanderbeg, impegnato nel respingere i turchi dall'Albania, stringe a Gaeta un giuramento di vassallaggio nei confronti del re di Napoli Alfonso V d'Aragona, in cambio di aiuti militari e viveri che garantì per molti anni nella lotta contro i turchi le spalle coperte. Il patto costituì così la base giuridica con cui può spiegarsi la successiva immigrazione e stanziamento dei greco-albanesi nell'Italia meridionale. Con la morte di Giorgio Castriota Scanderbeg nel 1468 e la successiva presa della roccaforte di Croia da parte dei turchi nel 1478, ha inizio la via dell'esilio delle popolazioni albanesi verso l'Italia.

La costituzione di comunità arbëreshë non è avvenuta velocemente, con uno spostamento netto e definitivo, alle date tradizionali delle immigrazioni quattro-cinquecentesche, ma è il risultato di un lungo e tormentato processo, che comprende passaggi senza stanziamento attraverso centri diversi, rapido insorgere e rapido deperire di agglomerati provvisori, l'assorbimento in comunità italiane di stanziamenti albanesi minoritari, fusione sul suolo italiano tra albanesi di diversa provenienza a tra albanesi e italiani, spostamenti ancora da un centro albanese ad un altro. San Marzano, come tutte le popolazioni ad esso limitrofe, subì intorno al secolo XV quella che fu nella storia delle colonie albanesi in Italia, la terza migrazione. La terza migrazione risale agli anni 1461 - 1470, quando Giorgio Castriota Scanderberg (Principe di Croia), inviò un corpo di spedizione di circa 5.000 albanesi guidati dal nipote Coiro Stresio in aiuto a Ferrante I d'Aragona nella lotta contro Giovanni d'Angiò. Coiro Stresio sgominò, il 18 agosto del 1461, a Lago di Sangue, posta tra Greci, Orsara di Puglia e Troia, le truppe partigiane di Giovanni d'Angiò guidate da Piccinino. Per i servizi resi, furono concessi al principe Scanderberg diritti feudali su Monte Gargano, San Giovanni Rotondo e Trani e fu concesso ai soldati e alle loro famiglie di stanziarsi in ulteriori territori. In tali possessi, dal 1463 al 1470 sarebbero sorte le comunità albanesi di: Belvedere, Coronno, Civitella, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata, Crispiano, San Giorgio, San Martino, Santa Maria della Camera, Mennano, Sant'Elia, Lupara, San Paolo in Civitate, Castelmauro e San Giacomo degli Schiavoni (alcune estinte). E quelle di: San Marzano, Chieuti, Campomarino, Casalvecchio, Portocannone, Montecilfone ed Ururi (ancora viventi d'etnia albanese).

Ferdinando I attuò una politica di ripopolamento di alcune aree in Puglia e diede ai fuggitivi un sicuro asilo ad interi nuclei familiari di ogni classe sociale giunti nel sud Italia per non cadere in schiavitù e non rinunciare alla propria fede. E l'immigrazione continuò per tutto il XVI secolo a più riprese. È in questo periodo quindi che si origina l'Albania Salentina al cui interno si condensarono dodici comunità albanofone: la prima fu Faggiano e poi le altre, San Crispieri, San Giorgio, Carosino, Montemesola, Monteiasi, Monteparano, San Marzano, i casali Belvedere, Civitella e San Martino. Il territorio attuale di San Marzano di San Giuseppe fino al 1530 si divedeva in due circoscrizioni: il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi”. Di questi le prime notizie certe risalgono al 1281 il primo e al 1196 la seconda; pare che si trattasse di zone che si spopolarono e restarono pressoché disabitate fino all'arrivo degli albanesi. Nel 1530 il capitano albanese Demetrio Capuzzimati acquistò il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi” riunificando i territori che compongono ancora oggi il territorio di San Marzano do San Giuseppe. Per facilitare l'immigrazione di famiglie che potessero abitare il feudo, fu concessa ai futuri abitanti l'esenzione da tutti gli oneri fiscali dovuti alla regia corte, per la durata di dieci anni. I profughi albanesi che ripopolarono il casale portarono le proprie tradizioni, la propria religione e la propria lingua. Il culto di rito greco scomparve a partire dal XVII secolo soccombendo al lungo conflitto che lo contrappose al rito latino della Chiesa cattolica romana tanto che nel 1866 il nome di “San Giuseppe” fu aggiunto a quello di San Marzano, in origine unico nome del paese; anche la chiesa dedicata a Santa Venere, tipica santa orientale, venne fatta ribattezzare in onore del santo latino san Carlo Borromeo.

fonte: wikipedia.it

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La costituzione di comunità arbëreshë non è avvenuta velocemente, con uno spostamento netto e definitivo, alle date tradizionali delle immigrazioni quattro-cinquecentesche, ma è il risultato di un lungo e tormentato processo, che comprende passaggi senza stanziamento attraverso centri diversi, rapido insorgere e rapido deperire di agglomerati provvisori, l'assorbimento in comunità italiane di stanziamenti albanesi minoritari, fusione sul suolo italiano tra albanesi di diversa provenienza a tra albanesi e italiani, spostamenti ancora da un centro albanese ad un altro. San Marzano, come tutte le popolazioni ad esso limitrofe, subì intorno al secolo XV quella che fu nella storia delle colonie albanesi in Italia, la terza migrazione. La terza migrazione risale agli anni 1461 - 1470, quando Giorgio Castriota Scanderberg (Principe di Croia), inviò un corpo di spedizione di circa 5.000 albanesi guidati dal nipote Coiro Stresio in aiuto a Ferrante I d'Aragona nella lotta contro Giovanni d'Angiò. Coiro Stresio sgominò, il 18 agosto del 1461, a Lago di Sangue, posta tra Greci, Orsara di Puglia e Troia, le truppe partigiane di Giovanni d'Angiò guidate da Piccinino. Per i servizi resi, furono concessi al principe Scanderberg diritti feudali su Monte Gargano, San Giovanni Rotondo e Trani e fu concesso ai soldati e alle loro famiglie di stanziarsi in ulteriori territori. In tali possessi, dal 1463 al 1470 sarebbero sorte le comunità albanesi di: Belvedere, Coronno, Civitella, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata, Crispiano, San Giorgio, San Martino, Santa Maria della Camera, Mennano, Sant'Elia, Lupara, San Paolo in Civitate, Castelmauro e San Giacomo degli Schiavoni (alcune estinte). E quelle di: San Marzano, Chieuti, Campomarino, Casalvecchio, Portocannone, Montecilfone ed Ururi (ancora viventi d'etnia albanese).

Ferdinando I attuò una politica di ripopolamento di alcune aree in Puglia e diede ai fuggitivi un sicuro asilo ad interi nuclei familiari di ogni classe sociale giunti nel sud Italia per non cadere in schiavitù e non rinunciare alla propria fede. E l'immigrazione continuò per tutto il XVI secolo a più riprese. È in questo periodo quindi che si origina l'Albania Salentina al cui interno si condensarono dodici comunità albanofone: la prima fu Faggiano e poi le altre, San Crispieri, San Giorgio, Carosino, Montemesola, Monteiasi, Monteparano, San Marzano, i casali Belvedere, Civitella e San Martino. Il territorio attuale di San Marzano di San Giuseppe fino al 1530 si divedeva in due circoscrizioni: il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi”. Di questi le prime notizie certe risalgono al 1281 il primo e al 1196 la seconda; pare che si trattasse di zone che si spopolarono e restarono pressoché disabitate fino all'arrivo degli albanesi. Nel 1530 il capitano albanese Demetrio Capuzzimati acquistò il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi” riunificando i territori che compongono ancora oggi il territorio di San Marzano do San Giuseppe. Per facilitare l'immigrazione di famiglie che potessero abitare il feudo, fu concessa ai futuri abitanti l'esenzione da tutti gli oneri fiscali dovuti alla regia corte, per la durata di dieci anni. I profughi albanesi che ripopolarono il casale portarono le proprie tradizioni, la propria religione e la propria lingua. Il culto di rito greco scomparve a partire dal XVII secolo soccombendo al lungo conflitto che lo contrappose al rito latino della Chiesa cattolica romana tanto che nel 1866 il nome di “San Giuseppe” fu aggiunto a quello di San Marzano, in origine unico nome del paese; anche la chiesa dedicata a Santa Venere, tipica santa orientale, venne fatta ribattezzare in onore del santo latino san Carlo Borromeo.

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La costituzione di comunità arbëreshë non è avvenuta velocemente, con uno spostamento netto e definitivo, alle date tradizionali delle immigrazioni quattro-cinquecentesche, ma è il risultato di un lungo e tormentato processo, che comprende passaggi senza stanziamento attraverso centri diversi, rapido insorgere e rapido deperire di agglomerati provvisori, l'assorbimento in comunità italiane di stanziamenti albanesi minoritari, fusione sul suolo italiano tra albanesi di diversa provenienza a tra albanesi e italiani, spostamenti ancora da un centro albanese ad un altro. San Marzano, come tutte le popolazioni ad esso limitrofe, subì intorno al secolo XV quella che fu nella storia delle colonie albanesi in Italia, la terza migrazione. La terza migrazione risale agli anni 1461 - 1470, quando Giorgio Castriota Scanderberg (Principe di Croia), inviò un corpo di spedizione di circa 5.000 albanesi guidati dal nipote Coiro Stresio in aiuto a Ferrante I d'Aragona nella lotta contro Giovanni d'Angiò. Coiro Stresio sgominò, il 18 agosto del 1461, a Lago di Sangue, posta tra Greci, Orsara di Puglia e Troia, le truppe partigiane di Giovanni d'Angiò guidate da Piccinino. Per i servizi resi, furono concessi al principe Scanderberg diritti feudali su Monte Gargano, San Giovanni Rotondo e Trani e fu concesso ai soldati e alle loro famiglie di stanziarsi in ulteriori territori. In tali possessi, dal 1463 al 1470 sarebbero sorte le comunità albanesi di: Belvedere, Coronno, Civitella, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata, Crispiano, San Giorgio, San Martino, Santa Maria della Camera, Mennano, Sant'Elia, Lupara, San Paolo in Civitate, Castelmauro e San Giacomo degli Schiavoni (alcune estinte). E quelle di: San Marzano, Chieuti, Campomarino, Casalvecchio, Portocannone, Montecilfone ed Ururi (ancora viventi d'etnia albanese).

Ferdinando I attuò una politica di ripopolamento di alcune aree in Puglia e diede ai fuggitivi un sicuro asilo ad interi nuclei familiari di ogni classe sociale giunti nel sud Italia per non cadere in schiavitù e non rinunciare alla propria fede. E l'immigrazione continuò per tutto il XVI secolo a più riprese. È in questo periodo quindi che si origina l'Albania Salentina al cui interno si condensarono dodici comunità albanofone: la prima fu Faggiano e poi le altre, San Crispieri, San Giorgio, Carosino, Montemesola, Monteiasi, Monteparano, San Marzano, i casali Belvedere, Civitella e San Martino. Il territorio attuale di San Marzano di San Giuseppe fino al 1530 si divedeva in due circoscrizioni: il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi”. Di questi le prime notizie certe risalgono al 1281 il primo e al 1196 la seconda; pare che si trattasse di zone che si spopolarono e restarono pressoché disabitate fino all'arrivo degli albanesi. Nel 1530 il capitano albanese Demetrio Capuzzimati acquistò il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi” riunificando i territori che compongono ancora oggi il territorio di San Marzano do San Giuseppe. Per facilitare l'immigrazione di famiglie che potessero abitare il feudo, fu concessa ai futuri abitanti l'esenzione da tutti gli oneri fiscali dovuti alla regia corte, per la durata di dieci anni. I profughi albanesi che ripopolarono il casale portarono le proprie tradizioni, la propria religione e la propria lingua. Il culto di rito greco scomparve a partire dal XVII secolo soccombendo al lungo conflitto che lo contrappose al rito latino della Chiesa cattolica romana tanto che nel 1866 il nome di “San Giuseppe” fu aggiunto a quello di San Marzano, in origine unico nome del paese; anche la chiesa dedicata a Santa Venere, tipica santa orientale, venne fatta ribattezzare in onore del santo latino san Carlo Borromeo.

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L'insediamento dei greco-albanesi in Italia va fatto risalire al XV secolo e si lega alle vicende storiche dell'Albania in quegli anni: l'eroe nazionale albanese, Giorgio Castriota Scanderbeg, impegnato nel respingere i turchi dall'Albania, stringe a Gaeta un giuramento di vassallaggio nei confronti del re di Napoli Alfonso V d'Aragona, in cambio di aiuti militari e viveri che garantì per molti anni nella lotta contro i turchi le spalle coperte. Il patto costituì così la base giuridica con cui può spiegarsi la successiva immigrazione e stanziamento dei greco-albanesi nell'Italia meridionale. Con la morte di Giorgio Castriota Scanderbeg nel 1468 e la successiva presa della roccaforte di Croia da parte dei turchi nel 1478, ha inizio la via dell'esilio delle popolazioni albanesi verso l'Italia.

La costituzione di comunità arbëreshë non è avvenuta velocemente, con uno spostamento netto e definitivo, alle date tradizionali delle immigrazioni quattro-cinquecentesche, ma è il risultato di un lungo e tormentato processo, che comprende passaggi senza stanziamento attraverso centri diversi, rapido insorgere e rapido deperire di agglomerati provvisori, l'assorbimento in comunità italiane di stanziamenti albanesi minoritari, fusione sul suolo italiano tra albanesi di diversa provenienza a tra albanesi e italiani, spostamenti ancora da un centro albanese ad un altro. San Marzano, come tutte le popolazioni ad esso limitrofe, subì intorno al secolo XV quella che fu nella storia delle colonie albanesi in Italia, la terza migrazione. La terza migrazione risale agli anni 1461 - 1470, quando Giorgio Castriota Scanderberg (Principe di Croia), inviò un corpo di spedizione di circa 5.000 albanesi guidati dal nipote Coiro Stresio in aiuto a Ferrante I d'Aragona nella lotta contro Giovanni d'Angiò. Coiro Stresio sgominò, il 18 agosto del 1461, a Lago di Sangue, posta tra Greci, Orsara di Puglia e Troia, le truppe partigiane di Giovanni d'Angiò guidate da Piccinino. Per i servizi resi, furono concessi al principe Scanderberg diritti feudali su Monte Gargano, San Giovanni Rotondo e Trani e fu concesso ai soldati e alle loro famiglie di stanziarsi in ulteriori territori. In tali possessi, dal 1463 al 1470 sarebbero sorte le comunità albanesi di: Belvedere, Coronno, Civitella, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata, Crispiano, San Giorgio, San Martino, Santa Maria della Camera, Mennano, Sant'Elia, Lupara, San Paolo in Civitate, Castelmauro e San Giacomo degli Schiavoni (alcune estinte). E quelle di: San Marzano, Chieuti, Campomarino, Casalvecchio, Portocannone, Montecilfone ed Ururi (ancora viventi d'etnia albanese).

Ferdinando I attuò una politica di ripopolamento di alcune aree in Puglia e diede ai fuggitivi un sicuro asilo ad interi nuclei familiari di ogni classe sociale giunti nel sud Italia per non cadere in schiavitù e non rinunciare alla propria fede. E l'immigrazione continuò per tutto il XVI secolo a più riprese. È in questo periodo quindi che si origina l'Albania Salentina al cui interno si condensarono dodici comunità albanofone: la prima fu Faggiano e poi le altre, San Crispieri, San Giorgio, Carosino, Montemesola, Monteiasi, Monteparano, San Marzano, i casali Belvedere, Civitella e San Martino. Il territorio attuale di San Marzano di San Giuseppe fino al 1530 si divedeva in due circoscrizioni: il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi”. Di questi le prime notizie certe risalgono al 1281 il primo e al 1196 la seconda; pare che si trattasse di zone che si spopolarono e restarono pressoché disabitate fino all'arrivo degli albanesi. Nel 1530 il capitano albanese Demetrio Capuzzimati acquistò il feudo di San Marzano e la masseria “de li Rizzi” riunificando i territori che compongono ancora oggi il territorio di San Marzano do San Giuseppe. Per facilitare l'immigrazione di famiglie che potessero abitare il feudo, fu concessa ai futuri abitanti l'esenzione da tutti gli oneri fiscali dovuti alla regia corte, per la durata di dieci anni. I profughi albanesi che ripopolarono il casale portarono le proprie tradizioni, la propria religione e la propria lingua. Il culto di rito greco scomparve a partire dal XVII secolo soccombendo al lungo conflitto che lo contrappose al rito latino della Chiesa cattolica romana tanto che nel 1866 il nome di “San Giuseppe” fu aggiunto a quello di San Marzano, in origine unico nome del paese; anche la chiesa dedicata a Santa Venere, tipica santa orientale, venne fatta ribattezzare in onore del santo latino san Carlo Borromeo.

fonte: wikipedia.it

Indirizzo: 
Piazza A. Casalini, 9
Sito web: 
www.comunesanmarzano.ta.it
CAP: 
74020
Prefisso: 
099
Abitanti: 
9.223
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